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Dal punto di vista ambientale la Puglia presenta da un lato ricche potenzialità legate alle innumerevoli ricchezze paesistico-naturali che potrebbero alimentare significativi flussi turistici, e dall’altro ampie aree di degrado (tra le quali le tre aree a rischio ambientale di interesse nazionale di Taranto, Brindisi e Manfredonia) sulle quali occorre intervenire in modo organico ed integrato con i sistemi urbani e produttivi di riferimento.

In relazione ai sistemi urbani, che contribuiscono in misura crescente anche in Puglia ad aggravare la condizione ambientale, la situazione appare più critica di quanto si pensi: l’indice sintetico di Legambiente sull’ecosistema urbano pone in particolare le province di Taranto e Lecce agli ultimi posti della graduatoria nazionale, rispettivamente alla 98esima e 84esima posizione sulle 99 aree censite. Bari risulta attestata sui valori medi nazionali, mentre solo Foggia e Brindisi evidenziano situazioni meno negative.

A livello regionale si avverte in modo specifico la necessità di agire in misura più decisa ed integrata a tutela delle risorse naturali, superando definitivamente le situazioni di "emergenza" ambientale che contrassegnano la gestione della risorse idrica, e dei rifiuti ed intervenendo più efficacemente a tutela del suolo attraverso la prevenzione dall’inquinamento delle acque sotterranee e il controllo dei fenomeni franosi e dell’erosione costiera, che caratterizzano in modo accentuato gran parte del territorio regionale.

La promozione del ciclo integrato dell’acqua, dall’approvvigionamento alla depurazione, dalla distribuzione alla raccolta dei reflui, costituiscono una delle priorità principali a livello regionale, non solo per gli usi civili, ma anche per quanto concerne le attività industriali ed agricole. La difesa del suolo in tutte le sue componenti, a partire dall’assetto idrogeologico, e dei corpi idrici superficiali e sotterranei, costituisce un ulteriore elemento di tutela e di valorizzazione della risorsa idrica, così determinante per lo sviluppo socio-economico della regione.

Particolarmente sentita è inoltre l’esigenza di intervenire sui principali agenti di disturbo ambientale a livello atmosferico, acustico ed elettromagnetico, nonché per quanto concerne la gestione dei rifiuti. In relazione a quest’ultimo aspetto, si segnala che il fabbisogno per i rifiuti urbani è pari a circa 1,7 milioni di tonnellate annue, mentre per i rifiuti industriali tale fabbisogno ammonta a circa 3,7 milioni di tonnellate annue, richiedendo una capacità di gestione che soprattutto nel secondo caso risulta insufficiente rispetto al fabbisogno attuale.

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