Nel 1998 il Sistema-Puglia
è stato in grado di creare un numero
significativo di nuovi posti di lavoro.
Infatti, la creazione di nuova base occupazionale
ha raggiunto le 23.000 unità (pari al
2% della consistenza media della base occupazionale
nel corso del 1997) mentre il processo di espulsione
dal mercato dell’occupazione ha evidenziato
valori numerici nell’ordine delle 15.000 unità
(pari all’1,3% degli occupati relativi al 1997).
Ciò ha determinato un saldo occupazionale
netto di segno positivo (+8.000 occupati), con
un incremento medio dello 0,7% su base annua,
per un tasso di occupazione - pari al 34,5%
- che continua a marcare un ritardo di 7,3 punti
percentuali dalla media nazionale (rispetto
ai 5,9 punti del 1994) ma un vantaggio di 0,6
punti rispetto al dato medio delle regioni meridionali
(+0,9 punti nel 1994).
Al netto della C.I.G., il tasso di disoccupazione
(20,9% nel corso del 1998) ha espresso in regione
una crescita di 1,7 punti percentuali rispetto
al 1997 (+0,6 punti per il Mezzogiorno; -0,1
punti per l’Italia); tale risultato – che evidenzia
una crescita annua delle persone in cerca di
occupazione pari all’11,6% (rispetto al +4,2%
del Mezzogiorno) – si configura come dato medio
dei saggi di crescita delle diverse classificazioni
delle forme di inoccupazione (disoccupati in
senso stretto, persone in cerca di prima occupazione,
altre persone in cerca di lavoro) ed annovera
una crescita percentuale del segmento dei giovani
e delle donne alla ricerca del primo impiego
pari al 12,8% rispetto al 1997 (a fronte del
+4,5%, come dato medio delle regioni meridionali).
Ciò conferma il sensibile deterioramento
della condizione occupazionale del Sistema-Puglia
che, a partire dal 1993, ha accusato una lievitazione
del tasso di disoccupazione pari a ben 7 punti
percentuali (dal 13,9% al 20,9% del 1998) che
segna un incremento nettamente superiore al
dato medio del Mezzogiorno (+5,3 punti) e dell’intero
Paese (+2,1 punti percentuali).
TAB. 1 – Forze di lavoro occupate nelle ripartizioni
territoriali di riferimento. Media 1998 (in
migliaia).
|
Agricoltura |
Industria |
Costruzioni |
Altre Attività |
Totale |
Variazione
Rispetto al Totale 1997 (%)
|
Puglia |
156 |
198 |
97 |
685 |
1.135 |
0,7 |
Mezzogiorno |
667 |
773 |
549 |
3.696 |
5.686 |
0,7 |
Italia |
1.139 |
4.910 |
1.557 |
12.391 |
20.197 |
0,5 |
Fonte: ISTAT
Il tasso di attività della popolazione
regionale (43,5%) continua ad attestarsi su
una soglia leggermente inferiore alla media
delle regioni meridionali (43,9%), ma con un
"gap" di 4,2 punti rispetto ai valori
medi del Paese (47,7%) dato che risulta essere
in recupero rispetto a quello del 1995 che ha
fatto segnare la divaricazione maggiore dal
dato nazionale (-5,1 punti percentuali) nel
corso del quinquennio 1993-98.
Su base territoriale le situazioni di maggior
disagio sotto il profilo occupazionale si riscontrano
nelle province di Lecce (con un tasso di disoccupazione
al 24,9%) e di Taranto (con il 24,2%) che superano
sia i valori medi della disoccupazione meridionale
(22,8%) che quelli relativi al Sistema-Puglia
(20,9%); le rimanenti tre province si posizionano
viceversa tutte al di sotto della media regionale
(Brindisi con il 16,9%, Bari con il 19,1% e
Foggia con il 19,7%).
La disaggregazione per sesso esprime in Puglia
un tasso di disoccupazione maschile pari al
16,4% e femminile al 30%; entrambi i valori
risultano inferiori di 1,8 punti percentuali
alle rispettive quote percentuali relative al
Mezzogiorno, ma significativamente superiori
ai valori medi nazionali (disoccupazione pari
al 9,5% per i maschi ed al 16,8% per le femmine).
A livello territoriale sono sempre le province
di Lecce e Taranto quelle che manifestano le
situazioni più critiche. Infatti, la
provincia salentina ha tassi di disoccupazione
maschile (19,6%) e femminile (33,9%) entrambi
superiori alla media delle regioni meridionali
(rispettivamente pari al 18,2% ed al 31,8%),
mentre la provincia ionica esprime un tasso
di disoccupazione maschile (17,3%) superiore
all’analogo dato medio regionale (16,4%), ma
inferiore a quello del Mezzogiorno (18,2%).
TAB. 2 – Tassi di disoccupazione nelle province
pugliesi e nelle ripartizioni territoriali di
riferimento - Valori medi % al 1998.
|
Maschi |
Femmine |
Totale |
Bari |
15,6 |
27,1 |
19,1 |
Brindisi |
14,1 |
21,8 |
16,9 |
Foggia |
15,7 |
30,2 |
19,7 |
Lecce |
19,6 |
33,9 |
24,9 |
Taranto |
17,3 |
37,0 |
24,2 |
Puglia |
16,4 |
30,0 |
20,9 |
Mezzogiorno |
18,2 |
31,8 |
22,8 |
Italia |
9,5 |
16,8 |
12,3 |
Fonte: Elaborazioni SVIMEZ su dati ISTAT ed
INPS
Ben diversa – e più grave – si rivela
per contro nella provincia di Taranto la situazione
occupazionale della componente femminile il
cui tasso di disoccupazione raggiunge il 37%
rispetto - come già rilevato - al 31,8%
del Mezzogiorno, al 30% della Puglia ed al 16,8%
della media nazionale.
Alcune stime(2) quantificano nell’1,1% il tasso
medio annuo di crescita dell’occupazione pugliese
nel corso del quadriennio 1999-2002 (+0,5% in
Italia), pari – in valore assoluto – ad un saldo
netto di 50.000 nuovi posti di lavoro (di cui
circa 41.000 nell’area del lavoro dipendente)
attesi in incremento di ulteriori 39.000 unità
(circa 32.000 posizioni lavorative dipendenti)
tra il 2003 ed il 2006.
Alla luce sia delle valutazioni fin qui esposte
che di altre indagini specifiche qui non richiamate,
le criticità del mercato del lavoro regionale
possono sinteticamente ravvisarsi:
> nelle persone in cerca di prima occupazione
(il cui tasso di disoccupazione in regione è
pari al 47%) e nelle donne alla ricerca del
primo impiego;
> nei disoccupati di lunga durata (il 76,5%
dei disoccupati risulta alla ricerca d’impiego
da oltre 12 mesi);
> nelle persone adulte (oltre 45 anni) espulse
dai processi produttivi, con scarse tutele e
garanzie;
> nella vasta diffusione del lavoro irregolare
e sommerso;
> nelle scarse opportunità di inserimento
sociale e lavorativo delle persone svantaggiate;
> nel basso saggio di attività e di
occupazione della forza lavoro femminile;
> nell’elevata presenza delle donne nel lavoro
sommerso e sottopagato;
> nell’insufficiente inserimento delle giovani
donne nel mercato del lavoro, pur se con elevata
scolarizzazione;
> in situazioni di particolare criticità
rappresentate da: lavoratrici/disoccupate a
basso livello di qualificazione, giovani nella
transizione scuola-lavoro, adulte neo-madri,
immigrate, donne anziane lavoratrici e/o disoccupate.
(1) = Salvo diversa indicazione, i valori numerici
riportati nel paragrafo richiamano specifiche
elaborazioni della SVIMEZ su dati ISTAT ed INPS.
(2) = Fonte: Prometeia – Scenari Regionali
1999.