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Oggi, il comparto aerospazio e
difesa è totalmente coinvolto insieme agli
altri partners europei in un processo di ristrutturazione
di portata globale.
L'ipotesi è che giungendo
ad una forte identità europea della difesa,
senza posizioni dominanti al suo interno, si potrà
competere e cooperare con gli USA con una dimensione
più equilibrata ed efficace.
Il processo di ristrutturazione
e razionalizzazione, a livello europeo, dell'industria
aerospaziale e della difesa sta assumendo un ritmo
sempre più veloce , tale da indurre a ritenere
che i riflessi per la Piccola e Media Impresa del
comparto si cumuleranno rapidamente a quelli già
negativi della riduzione strutturale delle commesse
militari.
Le PMI, molto più delle
grandi, soffrono infatti della povertà di strumenti
di sostegno, di fronte ad una concorrenza sui mercati
internazionali in continuo rafforzamento.
Il territorio di Brindisi reca
il punto di forza nella presenza delle maggiori Aziende
nazionali del settore; ma sconta, alla pari delle
altre realtà meridionali in particolare, tutta
una serie di ritardi, certamente assurdi, se rapportati
alla presenza di infrastrutture strategicamente ed
economicamente importanti, (aeroporto, porto) mercato
e professionalità derivanti da una consolidata
cultura della produzione aeronautica.
I grandi gruppi, ormai, si muovo
in termini di progettazione, industrializzazione,
personalizzazione e assemblaggio finale del prodotto
e commercializzazione, e quindi decentrano con sempre
maggiore frequenza complessivi, sezioni di strutture
e parti di motore e avionica.
Il modo di produrre è cambiato,
ed è cambiato il rapporto tra committente e
fornitore.
Oggi il grande gruppo pretende
un fornitore oltre che qualificato e certificato,
anche in grado di sopperire alle proprie esigenze
in termini di lavorazioni complete e in particolari
casi, in grado di assumersi il rischio della partecipazione
che va dalla progettazione alla commercializzazione.
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Alle soglie del 2000 tutte le
aziende brindisine della chimica di base restano a
capitale esogeno. Oltre a Polimeri Europa ed EVC vanno
menzionate la Montell (Montedison e Shell, polimeri,
circa 250 dipendenti) e l'Enichem (prodotti petroliferi
e service, circa 600 dipendenti).
A valle dei grandi impianti si
situa difatti un drappello di stabilimenti, in massima
parte di proprietà non locale, decisamente
sottodimensionato rispetto al potenziale. E' il caso
di Mobil Plastics Europe (Mobil, film in polipropilene,
circa 180 dipendenti), Europlastic Sud (gruppo Ferretti,
laminati plastici in PVC, circa 30 dipendenti) ed
Europlastica (Gruppo Merloni, gomme per suole e affini).
Nel nucleo delle aziende di produzioni
plastiche a capitale locale, tra le quali vanno senz'altro
citate la Isomar (pannelli isolanti in poliuretano)
e l'Areta (arredi da giardino e affini), l'esperienza
di maggior rilievo è quella del gruppo Telcom
(vasi e serbatoi), che può essere additato
tra le principali success story dell'imprenditoria
locale.
Nel corso dell'ultimo anno all'interno
del petrolchimico di Brindisi da un lato si assiste
all'imponente incremento della produzione di polimeri,
dall'altro si annuncia l'azzeramento della produzione
di PVC e la chiusura dei relativi impianti.
Sul primo fronte, quello dell'incremento
produttivo, spiccano i risultati della Polimeri Europa
(Enichem-Union Carbide) che nel corso degli anni 1996-1997
si è tradotta in nuovi investimenti per circa
400 miliardi di lire nel petrolchimico di Brindisi.
In particolare l'impianto gas-phase nel 1998 ha prodotto
circa 350.000 tonnellate di polietilene e, a partire
dall'esercizio di regime (1999), dovrebbe raggiungere
una produzione annua di circa 400.000 tonnellate ed
un livello occupazionale stimato in poco più
di 300 unità lavorative (attualmente gli occupati
sono 290). Sull'altro versante, quello del PVC, la
European Vinyls Corporation nel febbraio 1998 ha annunciato
la chiusura del proprio stabilmento di Brindisi entro
la fine del 1999. Tale dismissione comporta la perdita
di 160 posti di lavoro ed è stata decisa a
tavolino sulla base di precise valutazioni che, sul
versante dell'impresa, tengono conto di parametri
economici e finanziari.
Il tentativo di trattenere la
EVC a Brindisi sin dall'inizio sono apparsi assai
ardui, anzi disperati, e si sono scontrati con l'inadeguatezza
degli strumenti di politica industriale approntati
dal nostro legislatore a beneficio del settore chimico,
con le diseconomie esterne dell'area salentina, nonché
con altri fattori di rigidità propri della
grande chimica italiana. D'altra parte vi sono delle
precise ragioni se, come appare manifesto dal confronto
con gli altri Paesi europei, l'Italia ha una posizione
marginale rispetto ai nuovi cicli di investimento.
Quasi tutti i governi nazionali
sostengono con decisione il processo di sviluppo dell'industria
chimica. Ad esempio in Germania sono stati stanziati
3,5 milardi di marchi per il solo risanamento ambientale
connesso all'investimento della società americana
Dow a Schkopau (ex DDR), poi acquistato dalla EVC
per le attività relative al PVC. I governi
francese, inglese e irlandese hanno approntato apposite
aree attrezzate destinate agli insediamenti della
chimica, ai procedimenti autorizzativi e appositi
strumenti di incentivazione che, nell'insieme, determinano
significativi risparmi nei costi. Analogamente l'Olanda
offre alle aziende chimiche insediate in prossimità
dei propri porti specifiche interconnessioni con pipeline
ed altre rilevanti facilities sul piano della logistica.
A sua volta la Spagna sostiene la chimica ricorrendo
a incentivi fiscali di rilevante intensità.
Rispetto allo scenario sopra delineato,
il Gruppo di Lavoro propone il seguente quadro dei
principali punti di forza, debolezza, opportunità
e minacce:
PUNTI DI FORZA INTERNI