| |
Gruppi di lavoro:
ConfAgricoltura - Foggia
Emidio Ursitti
Eligio Giovanbattista Terrenzio
Francesco De Stasio
Antonio Gramazio
Giannicola Caione
Giuseppe Noviello
|
ConfAgricoltura - Bari
Onofrio Spagnoletti Zeuli
Gianni Porcelli
Giovanna Filgliolia
Giacomo Patruno
Vincenzo De Cillis
|
ConfAgricoltura - Agricoltura Biologica
Filippo Tandoi
Giancarlo CeciI
Savino Santovito
Bianiamino Faccilongo
Ugo Arnò
|
AssIndustria Lecce
Francesco Tarantino
Armando Pedone
Claudio Leuzzi
Gaetano Quarta
Piernicola De Castris
Giuseppe Ferro
Gabriele Petracca
M.Assunta Luperto
Elio Mera
|
Brindisi
Alfredo Anglani
Cosimo Buccarella
Giorgio Caiulo
Antonio Campana
Francesco Cascione
Fabrizio De Castro
Corrado De Rinaldis Saponaro
Gianni Di Giulio
Stefano Gerardi
Fabio Ghirelli
Antonio Grieco
Renato Guerriero
Guido Marzano
Vincenzo Massari
Gianni Melone
Massimo Pacella
Ionni Pagano
Fernando Pagliara
Elio Pirozzolo
|
CNA Bari
Gentile Srl – Gioia del Colle
Biancolat Srl - Bari
De Bellis casearia Srl – Gioia del Colle
Caseificio Palmirotta - Castellana
GEPA di Germinario E. e Co Sas -Trani
Del Console giuseppe - Corato
Orecchietta DOC - Altamura
CNA Taranto
Caffè Ninfole S.p.A.
Pastificio Al Mattarello d’oro - Taranto
Pastificio La piccola Bologna - Taranto
Pastificio La Bolognese - Taranto
Cooperativa agricola "La Sanmarzanese"
S. Giuseppe (Ta) |
La rilevanza dell'
Agro-alimentare in Puglia si riassume nei dati seguenti.
La Puglia mostra
attualmente performance del settore agricolo di grande
interesse se considerate nel più ampio contesto
nazionale e meridionale.
Con oltre un milione
e novecentomila ettari (cioè il 6,4% della superficie
del territorio italiano), la Puglia si caratterizza
per la prevalenza di pianura con il 53,2% dell’intero
territorio, e per l’1,5% di montagna e il 45,3% di collina.
Di fatto è
una regione a forte vocazione agricola: i dati percentuali
sul valore aggiunto indicano che mediamente l’agricoltura
in Puglia vale di più rispetto alle altre regioni
del Mezzogiorno e aell’intero Paese. Infatti, se in
Italia l’incidenza dell’agricoltura è del 3,5%,
nel sud è del 6,3% e in Puglia del 7,5% (dati
ISTAT 1996).
Significativo anche
il numero dei braccianti occupati dalle aziende agricole.
Circa il 25% delle giornate lavorative di tutta Italia
sono effettuate in Puglia e, nonostante un calo degli
ultimi due anni, sono circa 12 milioni e mezzo le giornate
di lavoro degli operai agricoli ogni anno.
Questo dipende dalla
specificità degli ordinamenti colturali più
diffusi nella regione, che necessitano di un maggiore
apporto di manodopera, incidendo fortemente sul costo
del lavoro.
Da un punto di vista
strutturale, l’economia agricola della Puglia presenta
caratteristiche simili alla media meridionale e nazionale.
Nello specchietto
che segue sono riassunti i dati più significativi.
|
1990 |
Variazione %
1990/82
|
Superficie agricola totale (SAT)
|
1.593.711
|
-0,55
|
Superficie agricola utilizzata
(SAU)
|
1.453.864
|
-0,60
|
Aziende totali
|
350.604
|
-0,13
|
Incidenza az. Fino a 5 Ha di
SAU
|
84%
|
-0,07
|
Incidenza az. Oltre 50 Ha di
SAU
|
1%
|
-1,31
|
Aziende per classi
di dimensioni economica in percentuale rispetto al totale
(1995)
|
|
Classi di dimensione
economica (UDE) |
Totale |
fino a 2 |
2-4 |
4-8 |
8-16 |
16-40 |
40-100 |
oltre 100 |
Puglia |
48,6% |
17,9% |
17,4% |
8,8% |
5,2% |
1,6% |
0,5% |
100% |
Sud |
52,8% |
18,1% |
14,0% |
8,4 |
4,9% |
1,4% |
0,4% |
100% |
Italia |
51,1% |
16,7% |
13,3% |
9,2% |
6,3% |
2,5% |
0,8% |
100% |
La parcellizzazione
fondiaria è un punto di debolezza congenito,
un dato strutturale che come si può notare è
presente in tutta Italia: l’incidenza delle aziende
fino a 5 ettari di SAU è dell’84%, mentre oltre
i 50 ettari è solo dell’1%. Le piccole dimensioni
limitano fortemente la competitività delle aziende,
sia perché aumentano i costi e sia perché
la produzione poco concentrata è difficile da
commercializzare.
Riguardo alla produzione
lorda vendibile dai dati sono evidenti le vocazioni
produttive della Puglia.
Produzione vendibile
a prezzi costanti, per gruppi di prodotti (1996)
|
Puglia |
% |
Pug./Sud |
Pug./Ita |
Sud |
Italia |
Erbacee |
2.680.750 |
50% |
34% |
13% |
7.955.545 |
20.838.614 |
Arboree |
2.196.259 |
41% |
30% |
14% |
7.234.796 |
15.176.254 |
Allevamenti |
531.240 |
9% |
12% |
2% |
4.336.055 |
22.699.272 |
Totale |
4.408.249 |
|
28% |
9% |
19.526.396 |
58.714.140 |
Se
si esclude la PLV derivante dagli allevamenti, che
in Italia costituisce la voce più consistente,
in Puglia tra coltivazioni erbacee e arboree si produce
il 27% del totale nazionale, corrispondente al 64%
del Mezzogiorno.
Sono
molti i prodotti per cui la Puglia detiene il primato
in termini di quantità prodotte. Ricordiamo
che il 65,4% dell’uva da tavola, il 21,6% di grano
duro, il 17% di vino, il 34,3% di ciliegie, il 43%
di olio d’oliva, il 39% di pomodori, della produzione
nazionale sono coltivati in Puglia.
Del
resto i dati sull’incidenza percentuale del valore
aggiunto 1996 a prezzi correnti, confermano che con
il 10,3% del valore aggiunto sul totale Italia, la
Puglia è la terza regione agricola dopo l’Emilia
Romagna (11,2%) e la Lombardia (11,1%), e la prima
del sud (segue la Sicilia con il 10%).
Alcune
altre produzioni dell’agroalimentare hanno assunto
negli ultimi anni una posizione di rilievo sul mercato
nazionale (in particolare i prodotti lattiero - caseari,
le paste alimentari e le conserve). Tuttavia la maggioranza
delle industrie agroalimentari della Puglia si occupa
prevalentemente della prima trasformazione dei prodotti,
con scarso impiego di tecnologie avanzate e con il
conseguimento di produzioni a basso valore aggiunto
e con limitato contenuto di servizi.
Conferma
a quanto evidenziato si ha dalla lettura dei dati
relativi a imprese, addetti e unità locali
dell’industria agroalimentare pugliese. Nel periodo
1981 - 1991, infatti, si osserva un aumento sia del
numero di imprese (passate da 4.432 a 4.880) che di
unità locali (passate da 4.797 a 5.343), mentre
gli addetti risultano diminuiti di circa 4.000 unità,
portando la dimensione media delle unità locali
da 7 a 6. La stessa tendenza si evidenzia nel quinquennio
1991 - 1996 portando il numero di imprese ad oltre
5.000 unità e a più di 5.700 le unità
locali, mentre gli addetti continuano a diminuire.
In
Puglia l’industria agroalimentare conta un totale
di 5.738 unità locali o stabilimenti/laboratori
artigianali e dà lavoro a circa 23.000 addetti.
Il suo peso sulla intera industria manifatturiera
è pari a 12,7% in riferimento al numero di
addetti e di circa il 19% in termini di unità
locali; pertanto in Puglia le unità locali
dell’industria alimentare hanno una dimensione media,
espressa in numero di addetti, nettamente inferiore
a quella delle altre attività manifatturiere.
Il numero di imprese attive nell’industria alimentare
della regione è pari a 5.298; di conseguenza
si tratta in genere di piccole imprese, che quasi
sempre gestiscono una sola unità locale.
____________________________________________
Il
comparto agroalimentare rappresenta uno dei punti
di forza dell’industria manifatturiera in provincia
di Bari, anche se da anni ormai non ne costituisce
più il settore trainante, ruolo peraltro che
ha assolto sino alla fine degli anni ‘50 di questo
secolo.
Tuttavia
numerose sono le aziende trasformatrici di materie
prime dell’agricoltura locale - grano, olive, latte,
uva, ortaggi - radicate sul grande mercato locale
e regionale, ove comunque si avverte la massiccia
concorrenza di marchi provenienti da altre regioni
italiane o dall’estero, ma capaci anche di attivare
apprezzabili flussi di esportazioni soprattutto di
prodotti come pasta, ortofrutta (allo stato fresco
e conservata), vino e olio.
Articolate
e in gran parte complete si presentano peraltro alcune
filiere di seguito elencate:
1)
filiera molitoria - pastaria - prodotti da forno
Notevoli le capacità di macinazione di grani
duri e teneri e di produzione pastaria presenti sul
territorio della provincia e in particolare in centri
dell’Alta Murgia Barese,ove estesa è la base
cerealicola e nel Nord e Sud Barese.Le industrie molitorie
locali lavorano anche grani di importazione che vengono
miscelati con quelli coltivati nell’area pugliese.
Aziende
più significative:
Semolificio Moramarco, Barilla Alimentare S.p.A.(molino),
Molino Casillo, Molino Tandoi, Molino Loizzo, Molini
Divella, Molino Elia, Semolifici Andriesi. Pastifici:
Divella, Granoro, Riscossa, Ambra, Lori, Benagiano,
Ciccarese (pasta fresca).
Prodotti
da forno:
Fratelli Di Gesù, Di Leo, Dolce Bontà
con carattere di fornerie industriali e un gran numero
di panifici per consumi cittadini.
2)
filiera olivicola
La provincia di Bari è la prima d’Italia per
superficie olivetata e, conseguentemente, dispone
di un gran numero di frantoi - alcuni dei quali hanno
di recente avviato una commercializzazione di prodotto
con marchio proprio se pure ancora su mercati locali
- e di un ristretto numero di aziende di molitura
e/o di imbottigliamento con marchi già affermati
sul mercato nazionale e in alcuni Paesi esteri.
Aziende
più significative:
Dentamaro,De Santis,Cima di Bitonto,S.a.p.i.o.,Rubino
Fratelli,Olea.
3)
filiera lattiero-casearia
Tale filiera si è sviluppata nell’ultimo ventennio,soprattutto
nelle zone collinari dell’Alta Murgia barese ove è
venuta crescendo una consistente base zootecnica,
alimentata da una fiorente foraggicoltura e da pascoli
estesi.
Aziende
più significative:
Sail Latte Perla - il cui controllo è stato
acquisito dalla Granarolo Felsinea - Fratelli Capurso,
Barberio, D’Onghia Casari, CAP -Cooperativa Allevatori
di Putignano, Cooperativa Caseificio Pugliese, De
Angelis -Milpro.
Numerosi
piccoli caseifici locali ben radicati nei singoli
mercati delle cittadine di provincia trasformano anch’essi
rilevanti quantità di materia prima. Stanti
le limitazioni nella produzione di latte per le aziende
zootecniche locali secondo le quote stabilite in sede
comunitaria, numerose industrie trasformatrici fanno
ricorso anche a importazioni di materia prima da altre
regioni italiane e dalla Baviera.
4)
filiera vitinicola:
Anche nella produzione di uva da vino e da tavola
la provincia di Bari conserva posizioni di assoluto
rilievo a livello nazionale e,pertanto,estesa si presenta
la rete delle cantine sociali e delle aziende trasformatrici
e imbottigliatrici, molte delle quali nell’ultimo
decennio hanno avviato produzioni e commercializzazioni
di vini doc e di vini tipici.
Aziende
più significative:
Vinicola Coppi, Rivera, Torre Vento, Cantina Cooperativa
della Riforma Fondiaria di Ruvo - Il Grifo, Cantina
Cooperativa di Barletta, Cantina Sociale Cooperativa
Locorotondo.
5)
filiera orticola:
nell’ultimo quindicennio si è sviluppata in
provincia di Bari una orticoltura che ha attivato
apprezzabili processi di trasformazione di determinati
prodotti come carciofi, melanzane, peperoni.
Aziende
più significative:
Centrone Pietro & Figli, Macina, Puglia Conserve,
Surgelsud, Papillon, Fresco Freschissimo.
Il
comparto agroalimentare in provincia di Bari annovera
poi aziende per la lavorazione di carni, torrefazioni
di caffè, produzioni di dolciumi, di birra
e liquori.
____________________________________________
Per
quanto riguarda specificatamente il settore primario,
le strategie di modernizzazione sono state definite
in ambito comunitario in riferimento a tre priorità
fondamentali:
La
Regione Puglia ha ben interpretato tali priorità
recentemente, nel suo Rapporto interinale settoriale
Agricoltura e Foreste.
Tali
priorità comportano, fra l'altro, che si aprano
nuove prospettive a favore di attività economiche
a livello delle aziende agricole e fuori di esse, contribuendo
così al mantenimento di una realtà rurale
economicamente e socialmente dinamica.
Infatti,
da un lato si riconosce la molteplicità delle
funzioni dell'agricoltura, compresa la protezione del
patrimonio rurale. Dall'altro lato, si riconosce anche
che la creazione di fonti alternative di reddito deve
costituire parte integrante della politica di sviluppo
rurale.
Il
rafforzamento del settore agricolo e forestale comporta,
fra l'altro, azioni di sostegno all'ammodernamento delle
aziende agricole e alla trasformazione e commercializzazione
di prodotti agricoli di qualità.
Il
miglioramento della competitività delle zone
rurali comporta, fra l'altro, il sostegno alla qualità
della vita delle comunità rurali, e la promozione
della diversificazione e della creazione di nuove attività.
Scopo dei provvedimenti è di individuare fonti
alternative di reddito e di occupazione per gli agricoltori
e per le loro famiglie nonché per la comunità
rurale in generale.
La
salvaguardia dell'ambiente naturale e la tutela del
patrimonio rurale comporta la promozione di metodi di
produzione agricola ecocompatibili. Essi costituiscono
l'unico elemento obbligatorio della nuova generazione
di programmi di sviluppo rurale e quindi rappresentano
un decisivo passo avanti verso il riconoscimento del
ruolo plurifunzionale dell'agricoltura.
La
nuova politica di sviluppo rurale ha come principi fondamentali
il decentramento delle responsabilità e la flessibilità.
Pertanto, i programmi di sviluppo rurale devono essere
strutturati al livello geografico più opportuno,
ed anche in funzione delle loro esigenze e priorità,
essi possono disporre di un'ampia gamma di misure di
sviluppo rurale.
Rispetto
allo scenario sopra delineato, i Gruppi di Lavoro propongono
il seguente quadro dei principali punti di forza, debolezza,
opportunità e minacce.
PUNTI
DI FORZA INTERNI
-
In termini di incidenza %-ale sul Valore Aggiunto,
la Puglia è la terza regione agricola italiana
(10,3%) dopo Emilia e Lombardia, e prima della Sicilia
-
La Puglia è leader in Italia nella produzione
di uva da tavola (65,4% della produzione nazionale),
olio di oliva (43%), pomodori (39%), ciliegie (34,3
%), grano duro (21,6%), vino (17%)
-
La Puglia è leader nazionale nella agricoltura
biologica, in quanto sono circa 6000 le aziende
impegnate in questo tipo di produzione, che da sola
rappresenta il 6% della PLV regionale
-
Buona immagine per le caratteristiche di qualità
del vino e dell'olio extravergine di oliva
-
Prodotti di nicchia ben posizionati sui mercati
nord-europei, in USA e Giappone, per iniziative
di PMI piccole, ma innovative
-
forte radicamento delle PMI agroindustriali nel
mercato locale, che è uno dei più
estesi d’Italia;
-
trasformazione in buona misura di materie prime
locali;
-
apprezzabile qualità dei prodotti riconosciuta
dal consumatore;
-
capacità di gran parte delle produzioni -anche
di quelle a più elevata trasformazione industriale
- di presentarsi come ‘beni tipici’ di un contesto
socioeconomico che ha ancora oggi nell’agricoltura
- e nei molti centri urbani della provincia in cui
il settore primario ricopre un ruolo significativo
- un suo naturale e tuttora saldo punto di riferimento.
PUNTI
DI DEBOLEZZA INTERNI
-
indotto agroalimentare non all'altezza dei volumi
di produzioni primarie
-
basso valore aggiunto della trasformazione (inferiore
al 20 % - 5-6 punti inferiore ad altre industrie
di trasformazione)
-
limitato contenuto in servizi del prodotto trasformato
-
difficoltà di accesso al credito a fronte
di elevate passività
-
scarse capacità di investimento, da sotto-capitalizzazione
strutturale, con evidenti risvolti negativi non
solo per le attività di Ricerca ed Innovazione,
ma persino per le attività di Marketing
-
scarse sinergie dell'agricoltura con i settori della
trasformazione e della commercializzazione, nei
quali si dirigono i tre quarti della ricchezza generata
dai prodotti alimentari
-
difficoltà di espansione sui mercati non
locali
-
basso livello tecnologico dei processi e degli impianti,
e ritardi nella definizione e nel perseguimento
di politiche per la Qualità
-
scarsa valorizzazione dei sottoprodotti
-
in generale, le capacità tecniche e manageriali
sono al di sotto dei requisiti di una economia moderna
-
carenza di spirito associativo fra gli imprenditori
-
carenza di figure manageriali in grado di migliorare
gli standard gestionali e le performance reddituali
delle industrie locali.
OPPORTUNITA' ESTERNE
affermazione sui mercati della
Dieta Mediterranea
-
stabilità dei vecchi mercati di sbocco e
nascita di nuovi
-
buone prospettive di sviluppo delle produzioni di
pasta e di conserve alimentari
-
la crescente affermazione sui mercati delle produzioni
tipiche ad alto valore aggiunto e dei marchi di
qualità
-
i crescenti requisiti in termini di qualità
e sicurezza dei prodotti da parte dei mercati offrono
opportunità di finalizzazione strategica
alle politiche di settore
-
l'estensione all'Agricoltura degli strumenti della
Programmazione Negoziata
espansione degli strumenti di concentrazione dell'offerta
e dell'associazionismo
-
ampia distribuzione di 'pugliesi' in Europa, nelle
Americhe e in Australia
MINACCE
ESTERNE
-
lontananza dai mercati 'critci', ed elevati costi
di trasporto da deficit infrastrutturali e servizi
connessi
-
competizione di prezzo con le produzioni di altri
Paesi mediterranei
-
per le PMI, penetrazione, attraverso la GDO, di
produzioni concorrenti nazionali ed estere
-
per le PMI, notevoli 'barriere all'ingresso' nella
GDO
-
scarsa efficiacia dei fondi strutturali per inadeguatezza
delle misure e per vischiosità nella attuazione
delle politiche di sostegno al settore
-
aiuti comunitari in costante e progressiva diminuzione
Le azioni proposte per il consolidamento e lo sviluppo
dell'Agro-alimentare competitivo sono le seguenti:
- la diffusione sul territorio
di servizi qualificati di assistenza finanziaria
a sostegno di investimenti mirati, ovvero per per
garantire le imprese in occasione dell’assegnazione
di agevolazioni rivenienti da risorse dei fondi
strutturali
-
la valorizzazione ed il coordinamento delle organizzazioni
(pubbliche, private o miste) di trasferimento tecnologico
-
l’istituzione di tavoli intersettoriali per filiere
a livello locale di "distretto" agroindustriale
per la pianificazione delle produzioni nella direzione
del mercato
-
Sostenere il consumo interno dei prodotti dell'agricoltura
biologica, insieme con la organizzazione e gestione
'competente' della vendita dei prodotti agrobiologici,
per diminuire il rischio della prevalenza della
industria di trasformazione e della distribuzione
organizzata
-
Promuovere gli investimenti nelle aziende agrobiologiche
per sostenerne il conseguimento di dimensioni di
produzione critiche ai fini della loro competitività
In merito alla olivicoltura, in particolare, si propone
di:
- Sperimentare, in Terra
di Bari, nuove varietà di oliva 'coratina',
il cui olio presenta un forte sapore di fruttato
che non incontra il favore dei gusti dei consumatori
fuori della Puglia. Le nuove varietà dovrebbero
generare sapori più dolci, per essere miscelate
per almeno il 20%. Queste varietà dovrebbero,
comunque, conservare le positive rese e la bassa
alternanza della coratina, e senza modificare i
disciplinari della DOP Terra di Bari
-
sperimentare procedimenti innovativi per una riutilizzazione
delle acque di vegetazione e delle sanse esauste
(per le quali ultime si potrebbe sviluppare un progetto
già esistente del CNR di Perugia che ha già
prodotto un prototipo per la prima trasformazione
e insacchettamento delle sanse, che verrebbero utilizzate
come materiale organico di concimazione).
Da
parte degli imprenditori agricoli della provincia di
Foggia, specializzati nelle colture cerealicole, in
particolar modo del grano duro, si segnala la necessità
sostenere la redditività di queste colture attraverso
due tipi di azioni:
-
da un altro lato, soprattutto nelle zone asciutte,
dove sono difficilmente ipotizzabili riconversioni
produttive, bisogna studiare e realizzare sistemi
di implementazione del valore aggiunto della produzione
locale attraverso usi alternativi – non food – del
grano, oltre al recupero energetico e di altro tipo
delle partite di bassa qualità e dei sottoprodotti.
Tali iniziative si impongono data la ricchezza territoriale
e la vocazionalità straordinaria di oltre 260.000
ettari investiti a grano duro nella provincia di Foggia.
Per
queste operazioni bisognerebbe coinvolgere anche il
mondo industriale e quello della ricerca per pervenire
alle scelte più opportune.
Da
parte degli imprenditori della provincia di Lecce, specializzati
nella produzione di olio d'oliva, di vini, di conserve
vegetali e di paste alimentari, si segnala la necessità
delle seguenti azioni prioritarie:
-
Innovare
l'organizzazione territoriale delle attività
di sostegno alla produzione, attraverso la costituzione
di un consorzio di promozione, valorizzazione
e tutela dei prodotti della cultura alimentare
e astronomica salentina;
-
Innovare il contesto nel quale operano le imprese
dell'agro-alimentare attraverso:
- la ri-definizione
legislativa degli standard di produzione e di
qualità dei prodotti alimentari tipici,
al fine di rendere visibile per il consumatore
le differenze con altri prodotti similari;
- campagne di valenza
culturale e promozionale per favorire i cambiamenti
nel settore primario agricolo e la cooperazione
fra aziende e settori produttivi;
-
Sostenere,
al livello della singola azienda, soprattutto l'innovazione
organizzativa e di processo, favorendo gli investimenti
per la qualità e per la qualificazione dei
soggetti coinvolti nei processi e nell'indotto;
-
Sostenere
la cooperazione commerciale fra gruppi di aziende
e per l'intero settore Agro-Alimentare per l'export
del 'prodotto del Salento'.
Da parte degli imprenditori della provincia di Brindisi,
dove il settore Lavorazione e conservazione di frutta
e ortaggi registra, rispetto alle altre province dello
Ionico Salentino, la più alta concentrazione
in termini di imprese (43,5%) e di addetti (51,2%),
e dove è presente un terzo delle aziende dello
Ionico Salentino con fatturato superiore al miliardo
di lire specializzati nella produzione di olio d'oliva,
di vini, di conserve vegetali e di paste alimentari,
si segnala la necessità delle seguenti azioni
prioritarie:
- La prima direttrice è
rivolta alla attivazione di una struttura permanente
rappresentativa sia del mondo universitario e di
ricerca già operante sul territorio (Università
di Lecce, PASTIS - CNRSM) che, in modo predominante,
di quello imprenditoriale con figure singole o associate
(es. CO.R.S.A.). Tale struttura dovrà essere
capace di ottimizzare e di integrare le diverse
risorse e il know - how già presenti sul
territorio per:
-
gestire una hall di tecnologie di base
accanto alle strutture di ricerca del
PASTIS-CNRSM ad uso degli imprenditori
interessati a introdurre innovazione tecnologica
nella propria realtà produttiva;
-
operare il trasferimento tecnologico verso
le imprese di settore attraverso professionalità
e strutture operative che possano realizzare
una fornitura di servizi reali e che indirizzino
la ricerca verso le specifiche esigenze
del mondo imprenditoriale;
-
sviluppare politiche di assistenza tecnico
- agronomica e di indirizzo delle produzione
primaria negli aspetti quantitativi, qualitativi
e di scelta colturale al fine di aumentare
l'integrazione di filiera;
-
realizzare formazione professionale volta
al miglioramento delle conoscenze tecniche
- gestionali sia di operatori agricoli
che agroindustriali anche attraverso l'organizzazione
di periodici corsi di aggiornamento e
di accesso facilitato alle diverse forme
di informazione (creazione di uno sportello
informativo che raccolga e razionalizzi
l'informazione tecnica ed economica del
settore);
-
monitorare costantemente le esigenze aziendali
per meglio rispondere alle richieste di
servizi con particolare riferimento alle
necessità di innovazione tecnologica;
-
fornire servizi di marketing operativo
e strategico a supporto dell’attività
commerciale attraverso strutture costituite
da imprenditori locali.
Da parte degli imprenditori artigiani delle provincie
di Bari e Taranto, si pone l'accento sulle azioni seguenti:
- Campagne di sensibilizzazione
e di educazione alimentare;
- Incentivazione dell’associazionismo
economico finalizzato alla promozione ed alla commercializzazione
dei prodotti;
- Incentivazione per
la certificazione dei processi produttivi;
- Incentivazione delle
D.O.P.;
- Formazione ed aggiornamento
utili ad adeguare gli attuali processi produttivi
alle Direttive Comunitarie, evitando l’impatto sulla
tipicità e sulla qualità dei prodotti;
- Creazione ed organizzazione
di "Gruppi di vendita" per i rapporti
con la Grande Distribuzione.
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